Ristorante “Le due colombe”

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Era da tempo che desideravo andare a pranzo in questo ristorante, situato nel cuore della Franciacorta, dove ovunque il tuo sguardo possa arrivare si perde nella contemplazione di immensi vigneti. Zona di sicuro riferimento in Italia per la produzione di “bollicine” nostrane! Arriviamo una domenica di gennaio per pranzo, dopo aver prenotato il giorno precedente, e restiamo incantati dalla bellezza del borgo antico in cui si colloca il ristorante. Gli interni sono curati ed eleganti, seppur non sfarzosi, insomma….proprio come piacciono a me, e come è giusto che sia in un’ambientazione del genere. Veniamo fatti accomodare ad un tavolo tondo, in quella che credo sia la sala più grande del ristorante, visto che ne percorriamo diverse prima di arrivarci. Situata al primo piano, di forma rettangolare, con un bellissimo pavimento di legno fluttuante e le caratteristiche pareti in pietra originali del borgo. Davanti a noi una lunga vetrata che ci lascia ammirare il borgo dall’alto, mentre alle nostre spalle la cucina, dalla quale esce spesso e volentieri Stefano Cerveni Chef del ristorante, stella Michelin dal 2008.

Dopo l’immancabile assalto ai grissini da parte dei bambini, ci viene servito il pane accompagnato da un’olio del Garda, da degustare insieme. Ottima la focaccia e, molto apprezzate dai bambini anche le girelle al burro. Lo Chef viene personalmente al tavolo a prendere le ordinazioni e questa è una cosa che a me personalmente piace tanto, è bello conoscere chi ti preparerà da mangiare prima di iniziare un’avventura gastronomica come questa, e per i più pignoli, può essere anche una buona occasione per chiedere spiegazioni riguardo ai piatti o semplicemente consigli. Per quanto mi riguarda, mi lascio consigliare solo se sul menù non c’è nulla che mi abbia colpito troppo o al contrario se ho l’imbarazzo della scelta. In questo caso non ho assolutamente avuto bisogno di consigli.  Comiciamo con l’aperitivo e un’entrée di benvenuto servito singolarmente e accompagnato da due piattini finger food posizionati a centro tavola. Il finto cappuccino (servito proprio in una tazza da cappuccino) composto da crema di cavolo, sedano rapa e parmigiano, è stato un’inizio davvero promettente, meno gustosi invece i finger.

Partiamo con gli antipasti. Io non ho dubbi e prendo “La patata viola il gambero rosso ed il Franciacorta”, mio marito invece  ” tartare di Fassona, spuma di burrata pugliese, polvere d’arancia e caviale Calvisius”. Quando arriva il mio piatto capisco subito di aver fatto centro. Bello, elegante e colorato dal punto di vista estetico, ma anche i sapori non deludono affatto: la freschezza del gambero rosso si sposa benissimo con la dolcezza della patata viola, e la crema al Franciacorta sul fondo del piatto è davvero una chicca. Ovviamente non posso non provare anche  la tartare di mio marito: sorprendente l’abbinamento di fassona e caviale che ho gradito tantissimo, mentre ho gradito un po’meno il taglio della tartare che era al tritacarne e non al coltello. Chiedendo delucidazioni allo Chef Cerveni ( sempre molto presente in sala ), la scelta del taglio è motivata proprio dall’abbinamento al caviale, la consistenza del taglio al coltello infatti, secondo lo chef, non avrebbe esaltato quest’ingrediente…..e se lo dice lui non ho motivo di dubitarne!

Arrivano i primi, Ilary ci stupisce prendendo il risotto allo zafferano che, sia dall’aspetto che dalla rapidità con cui la piccola gourmet termina il piatto, si rivela un’ottima scelta. Per Mario e Paolo, che partecipano ai campionati mondiali di “trova la miglior pasta al pomodoro d’Italia”, è ovviamente, pasta al pomodoro, anch’essa molto apprezzata. Io non posso non assaggiare il risotto, nello specifico: ” Risotto mantecato alla crema di peperone rosso, formaggio di capra, acciughe e mentuccia”. Molto buono il sapore del peperone, e bella la presentazione, riguardo la cottura del riso l’avrei preferita un po’più indietro. Arrivano anche gli “Spaghettoni risottati alla crema di baccalà, clorofilla di erbe, polvere di caviale Calvisius”, sapori decisi e ben abbinati tra loro……l’unica cosa che non mi convince è la scelta del piatto, che secondo me, sminuisce un po’ l’importanza di questa portata.

E’ il momento dei secondi. Non so per quale motivo, pur non essendo amante del carciofo, ordino “Astice Carciofo, profumo di vaniglia e lemongrass”, forse incuriosita proprio da questi accostamenti, che tuttavia non mi lasciano un ricordo indelebile. Buono invece il ” Piccione al rosa, succo di cottura, frutta disidratata” ordinato da mio marito. A fine pasto ci viene servita una “grattachecca al mojito”, un’idea simpatica ed originale per rivalutare l’ormai scontato sorbetto. La scelta del dessert non è stata facile invece. Ad un primo sguardo nulla sembrava convincermi e stavo quasi dal desistere…..poi mi lascio tentare da questo biscotto alle mandorle e zenzero, con gelato alla pesca e frutta……e per fortuna, devo dire, perché se non l’avessi fatto mi sarei persa uno dei piatti più buoni di tutto il pranzo. Un dessert delicato e saporito al tempo stesso, con la freschezza del gelato e la morbidezza del biscotto alle mandorle reso più intrigante e meno scontato dall’aggiunta dello zenzero. A chiudere il pasto una selezione di minidessert accompagnati dal caffè per mio marito. Conto leggermente più alto degli altri ristoranti “monostellati” in cui abbiamo avuto il piacere di mangiare, ma giustificato sicuramente dall’alta qualità e ricercatezza delle materie prime, e da un gusto estetico davvero elevato.

 

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